NOTE CRITICHE - REVIEWS

 

La pittura di Barbara Pastorino delinea, con il suo cromatismo gentile e talvolta rarefatto, quello che l’artista stessa definisce come un paesaggio dell’inconscio, un luogo fatto d’ego e di subconscio, che traduce in immagine le paure e le felicità. È la memoria, l’emozione impressa nella mente, ad avere grande rilievo nella sua pittura, un ricordo che però, offuscato dal tempo, prende le sembianze di quello che Frost definiva in poesia “sound of meaning”: di fronte alle sue opere, infatti, ci si trova a comprendere ed apprezzare un messaggio che non si pone come chiuso ed impositivo ma come evocativo ed allusivo, un contenuto celato ma palese come un litigio sentito dalla stanza di fianco, in cui anche non distinguendo le parole, che a volte sviliscono ed imprigionano il contenuto, si può cogliere il contenuto e un’emozione.

 

 

Barbara Pastorino’s works outline, with their delicate and sometimes rarefied chromatism, what the artist herself calls a landscape from the unconscious. A place made of ego and subconscious, that translates in image both frightened and confused at the same time, that seem like what Frost defined in poetry “sound of meaning”. As you see her works, you find yourself understanding and appreciating a message that is not closed and imposing, but evocative and suggestive, a content hidden yet clear, like a quarrel heard from the neighborhood in which, without even recognizing the words, you can catch the meaning and an emotion.

 

Matteo Barbieri

(Marzo 2014)

 

Esplora e rivela l’anima l’opera di Barbara Pastorino, che nelle sue tele, attraverso una pittura gestuale, restituisce in sinuose e avvolgenti immagini quelle irripetibili sensazioni che possono scaturire dall’incontro tra il dato vissuto e la storia personale, emozioni che sempre dovrebbero sprigionarsi del fare artistico, quando, come qui, sia inteso come fantasia dell’esperienza.

 

Barbara Pastorino’s work explores the soul. Through a gestural art, she gives back sinuous and fascinating images; those unique sensations originate from the meeting of past and current personal reflecting not just what the artist is feeling but what is how it presents itself as a fantastical experience.

 

Fabio Scaletti

(Maggio 2012)

 

 

Il solo linguaggio è quello dell’inconscio. La traduzione di questo linguaggio è cercata con i colori. Mescolati, gettati, lasciati alla libera visione. La pittrice tratta i contenuti dei suoi paesaggi con fisicità, esprimendo un suo bisogno. L'interscambio tra idee e colori è dialettico, talvolta in un vorticoso circuito, con esiti interessanti e sorprendenti. In particolare le tele “fondali” con tinte verdi, viola, blu, rosse e gialle, che si incontrano amalgamandosi come alghe galleggianti o creando geometriche e irregolari sculture. Questo modo di fare pittura ne mette in rilievo l’incredibile e straordinaria dinamicità e l'importanza che essa ha nel difficile e infinito cammino della conoscenza.

Il tema che affronta cercando di dare visibilità a ciò che non si vede è l’inconscio. Gli scenari che fanno da paesaggi sono le superfici marine coperte e quelle città che hanno con l’acqua una particolare consonanza. Città italiane speciali per bellezza e vicinanza con fiumi e mari. Indaga l'ambito del totalmente fuori e indipendente da noi, la natura, e ciò che da noi viene costruito e vissuto. Le possibili traduzioni con i colori dell'inconscio servono, creando qualcosa di mai visto, a capire meglio come questi due aspetti possano convivere andando alla ricerca di quelle che lei chiama “armonie prima impensabili”.

 

 

The only language thrown on the canvas is the unconscious one, left to the imagination. Colours that are mixed and left to our vision. The painter treats her landscapes’ contents as though expressing a need. The interchange between ideas and colours is in conflict at times, in a whirling circuit with interesting and surprising results. In particular the works “sea beds” with green, violet, blue, red and shades of yellow, meet each other and blend like floating sea weed, usually creating irregular shapes for the viewer to ponder. This way of painting highlights the incredible and extraordinary dynamic and its importance in the difficult and endless path.

In the effort to give vision to the unseen, she deals with the unconscious. The sceneries chosen as landscapes are the sea beds and those cities that with water have a particular consonance. Italian cities having a unique beauty and closeness to seas and rivers. She explores the sphere of the independent, something that one has never seen before, to better help us to understand how these two aspects can live together, looking for unexpected harmonies.

 

TULLIO PACIFICI

(Giugno 2008)

Tratto da “Zenworld, giugno 2008”

 

Barbara Pastorino è una giovane artista che conferisce purezza e innocenza alle sue donne nude, che si stagliano nelle tele con la forza delle sculture classiche. Esse appaiono immerse in una meditazione esistenziale, che le stringe in una morsa di tristezza da “male metafisico” leibniziano, ma sembrano anche mostrare l’orgoglio di possedere forme stupende, che suggeriscono l’immagine delle “belle membra” della Laura petrarchesca…”

 

 

Barbara Pastorino is a young artist who gives purity and innocence to her female nuds, that emerge from the canvass with strength of classical sculptures. They appear immersed in an existentialist meditation, that squeezes them in a sort of sadness like metaphysic pain of Leibnitz, but they exhibit a certain pride in having such beautiful bodies, that suggest the image of “belle membra” of Laura, beloved by Petrarca.

 

Paolo Riceputi

(Febbraio 2004)

 

Abilissima nel trattare il colore, ne sfida le molteplici sfumature e crea tele chiaramente ispirate alla lezione impressionista (Monet è fra i suoi “maestri”). Udiamo il frusciare dell’acqua lagunare nelle tele dedicate a Venezia, splendida quella intitolata “Canale a Venezia”, un bicromo blu e nero fascinoso e melanconico. Il tratto sembra deformato da un obiettivo non a fuoco, nel quale la realtà si rincorre per proporsi comunque nella sua integrità (“Isola di San Giulio”). E ancora ricca di suggestioni la tela “Fiume”, dove la Pastorino può esprimere con interezza il suo amore per il soggetto naturalistico…”

 

 

Very good at dealing with colour, she challenges the different shades and creates works clearly inspired by the impressionist movement. Monet among her favourite of the "masters". We can almost hear the murmuring water of the canal in the canvasses dedicated to Venice; wonderful the one named “Canale a Venezia”, a bi-chromatic black and blue work, fascinating and melancholic. The trait seems to be formed by a blurred lens, in which slanted reality finds itself in its own sense of integrity (Isola di San Giulio).

Again, full of suggestion, the work “Fiume”, in which Barbara Pastorino expresses her love for the naturalistic subject….”

Mara Zanotti

(Settembre 2000)

Tratto da “Il nuovo torrazzo”